Lunedì, 13 Luglio 2020 22:01

Un ottimo Fitodepuratore dei terreni inquinati

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La canapa è un ottimo depuratore naturale – fitodepuratore - di ambienti e terreni contaminati dall’inquinamento dell’uomo.

A partire dal 2017, IspraIstituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale ha riconosciuto 22 nuovi casi di danno ambientale in Italia, uno studio effettuato sul tutto il territorio nazionale, derivanti da contaminazioni inquinanti di vario genere, il numero reale può anche raddoppiare, poiché alcuni terreni risultavano contaminati da differenti tipologie di inquinanti.

La fitodepurazione mediante canapa, cioè l'assorbimento o degradazione del contaminante attraverso l'azione delle piante, è particolarmente efficace in casi di ambienti contaminati da metalli pesanti.

I rapidi cicli di crescita della pianta, cardine chiave del suo utilizzo a tal fine, permettono di vedere dei risultati già nel breve periodo.

 

Il ciclo di fitodepurazione della canapa, illustrato: le molecole metalliche percorrono la fibra, rimanendo in foglie, radici e florescenze.

La fitodepurazione della canapa: i metalli nel terreno vengono assorbiti in parte dalle radici, finendo poi in foglie e florescenze, lasciando intatta la fibra. 

 

Come funziona la fitodepurazione?

Crescendo agevolmente in differenti tipi di ambienti climatici e terreni, la canapa si applica facilmente alla fitodepurazione in tutto il territorio dello Stivale, isole incluse.

La canapa è definita un bioaccumulatore, ovvero una pianta in grado di immagazzinare al suo interno metalli pesanti presenti nel terreno senza che questa procedura possa comprometterne la crescita o la sua qualità. Pare infatti che la canapa sia in grado di accumulare principalmente nelle radici e foglie e nel fiore – materiali come nichel, piombo, cadmio e altri metalli, lasciando quindi la fibra commercializzabile, senza variazioni nel prodotto ad uso industriale o come biomassa se le percentuali di metalli pesanti nel terreno non sono estremamente elevate.

Da molti studi, inoltre, è stato conclamato come l’incremento di biomassa di Cannabis Sativa L., cresciuta in fanghi di depurazione non industriali, abbia portato ad un notevole decremento della concentrazione dei materiali inquinanti, di cui 35 volte per il rame, 30 volte per lo zinco, 12 volte per il cromo, 10 volte per il nichel, 6 volte per il piombo, 3 volte per il cadmio, rispetto alla concentrazione iniziale sul territorio.

Un ulteriore studio ha evidenziato come la canapa sia stata in grado di abbassare anche la concentrazione di inquinanti organici (crisene e benzo-a-pirene, idrocarburi presenti in molti siti industriali) e, se coltivata in loro presenza, risulterà come bonus un notevole incremento di biomassa, a beneficio quindi anche della coltivazione, oltre alla fitodepurazione del terreno.

 

La canapa da sola, ma ancora di più tandem con altre specie fitodepuratrici, ha dimostrato di essere – a seconda della tipologia di elementi inquinanti riscontrati sul terreno – un’ottima alternativa a procedimenti bio-chimici o high tech, i quali possono richiedere un maggior tempo per vederne l’efficacia, o possano risultare economicamente meno sostenibile, senza contare ovviamente tutti i fattori Green già insiti nella pianta, come il miglioramento della qualità dell’aria nell’ambiente.

Immaginate cosa potrebbe fare in breve tempo una pianta del genere in situazioni quali l'Ilva, Piombino, la Terra dei fuochi, e ancora molti altri.

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